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Per il BENE COMUNE dobbiamo partire dalla base e dai contenuti



Cambiare SI l’Italia ma aggregando più liste civiche e a partire dai Comuni. Le prossime elezioni a marzo 2021 possono essere un’occasione di cambiamento.

I margini sono stretti, le difficoltà molte e, per chi come nel nostro caso è legato alla “politica dal basso”, sarebbe sbagliato affrontare questa sfida appiattiti sulla realpolitik attuale sia di destra che di sinistra !!

Bisogna guardare al merito dei problemi e alle strade che si possono percorrere per cambiare. La drammaticità della crisi italiana richiama tutti a misurarsi con un programma di cambiamento possibile. Le prossime elezioni a Marzo sono il varco possibile di un cambio di rotta. 

L’Italia non può permettersi ad una stagnazione politica e a una depressione economica che farebbe avvitare la crisi, anche quella sociale e politica, su se stessa. Il contesto e i vincoli europei, le politiche restrittive e di bilancio fin qui imperanti, la questione del debito pubblico. 

La radicalità politica e la forza dei movimenti devono essere usate contro le derive sostituendo alla “Agenda Conte”, un’agenda del lavoro, dei diritti, dell’ambiente, della salute.Per questo occorre tenere alta la mobilitazione sociale capace di spingere le politiche verso “ l’ Agenda del cambiamento” che deve avere come priorità la grande politica per il lavoro e la riconversione ecologica dell’economia; la  riforma sostanziale del titolo V della costituzione riguardo alle miriadi di Enti e Istituzionali ( inutili e spesso in conflitto); la redistribuzione di reddito e ricchezza con un fisco che colpisca profitti e patrimoni, e non il lavoro; la riduzione del ruolo della finanza; una difesa del welfare e dei diritti. 

Il ruolo della società civile e dei movimenti è fondamentale. La crisi del sistema politico ha impedito una riforma del sistema di rappresentanza. Per riequilibrare il rapporto tra politica e cittadini è necessario un forte allargamento della partecipazione e territoriale. 

Dentro il Parlamento devono approdare i rappresentanti di Istituzioni Territoriali con una rappresentanza eletta quindi direttamente dal popolo e non subalterna al dominio dei mercati. Si può vincere alle elezioni e si può cambiare rotta se guardiamo alla politica in questo modo. 

Non uno scontro tra identità irriducibili, alimentato dalle polemiche di schieramento, ma alla costruzione di una cultura del bene comune e del cambiamento.L’impegno è di vincere per cambiare. Abbattere la paventata continuità che assume le sembianze della profezia autoreferenziale. 

La scommessa per tutti noi è costruire un blocco sociale post-liberista e una politica che sappia sostituirsi all’egemonia che il liberismo in “salsa italiana” ha avuto tutti questi anni. Sta a tutti noi riuscirci.



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