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La sfida dell’innovazione tecnologica parte da mantova? sara’ bene interrogarsi !!



Dopo aver letto sulla Gazzetta di Mantova il tentativo di potenziare l’economia con l’intelligenza artificiale e per quanto riguarda la didattica scolastica e degli anziani di certo si ridurranno gli spazi del tempo libero e delle relazioni reali, con una diffusione sempre maggiore dell'analfabetismo emotivo.

Si parla di futuro tecnologico con l’avanzare dell’intelligenza artificiale laddove le famiglie peraltro sono già colpite da una profonda crisi di lavoro, che vedreanno ulteriormente ridotto il loro reddito e con l’avanzare della condizione di povertà assoluta.

C è chi paragona l’attuale situazione al dopo guerra. Per combattere la povertà sarà necessario superare le tradizionali forme di intervento, promuovendo da subito un nuovo modello di rigenerazione e solidarietà, basato sulla cura e la relazione, capace di generare empowerment e rafforzare le nostre comunità devastate rafforzando appunto da subito un intesa tra tutte le istituzioni e la popolazione, non calata dall’alto, per un riassetto cognitivo e programmatico sotto ogni profilo tematico.

È quanto mai diventata improrogabile una discontinuità nella evoluzione delle politiche dei servizi che non si basi soltanto su un sfrenato profitto monetario ma anche sulla costruzione di un nuovo modello di welfare sociale e di comunità. Perché è del tutto evidente che saremo sempre più soli e che la crisi di risorse si trasformerà sempre di più in una crisi di pensiero, di sentimenti e di etica.

Dobbiamo essere capaci di elaborare un pensiero che si interroghi su come poter essere ancora creatori di diritti, senza lasciarci paralizzare dalla rassegnazione e dalla paura di non poter più guardare al futuro se non all’assistenzialismo. La diffusa deresponsabilizzazione ci rende complici del male.

Oggi, ancora di più, dobbiamo essere capaci di mettere in azione tali responsabilità nella sua dimensione sociale e politica posta a fondamento dell'agire sociale e che si connoti come etica pubblica. Tale etica è il primo passo necessario per produrre politiche di condivisione, contrastare l'incuranza e stabilire regole per nostra futura convivenza sociale, costruendo spazi e tempi di responsabilità diffusa.

E il senso politico di questa nuova responsabilità si dovrà necessariamente tradurre come guida e sostegno ben oltre le nuove competenze tecniche, poiché ci si deve preoccupare seriamente e con consapevolezza di capirne il disagio, di saper apprendere il cambiamento, di creare progetti e di saper agire e di trovare il tempo per riflettere sulle conseguenze di tali scelte. Ed è solo con questo avvicendamento di conoscenza, progettualità e responsabilità che potremo affrontare l'enorme sfida tenuto conto anche dell’evoluzione climatica e ambientale.



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