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Vaccini, la sperimentazione è in corso senza assicurazione


I vaccini anti Covid sono ancora sottoposti a sperimentazione. E’ quanto si legge dal quotidiano il Giornale del 21 Aprile a cura della giornalista Gioia Locati: le agenzie regolatorie hanno concesso un via libera “condizionato” alla distribuzione perché ci si trovava in una situazione di emergenza. Le raccolte dati si concluderanno nei prossimi anni.

Nel medesimo articolo si legge che a detta del dott. Eugenio Sinesio, ematologo e cardiologo nonché referente territoriale della Lega italiana per i diritti dell’uomo fino al 5 giugno del 2020 la popolazione italiana era tutelata da una legge che prevedeva una copertura assicurativa per i partecipanti (volontari) alle sperimentazioni cliniche dei medicinali.

A far data 5 Giugno 2020 quel decreto è stato modificato dalla legge 40. Infatti nel testo dell’ art 40, più precisamente al comma 6, sono trascritte queste tre righe appena: “Per gli studi sperimentali senza scopo di lucro di cui al presente articolo non è richiesta la stipula di una specifica polizza assicurativa”.

Per inciso il dott. Eugenio Sinesio, alla frase “senza scopo di lucro”, fa notare il controsenso: “I vaccini anti Covid sono nati non profit perciò lo Stato italiano ha potuto beneficiare della nuova legge, approvata nel giugno dello scorso anno, evitando di garantire una copertura assicurativa agli italiani che stanno partecipando alla campagna vaccinale”.

Significa che chi sta male dopo la puntura o si trova a dover affrontare un evento avverso importante non avrà avuto la copertura di una polizza. E non è nemmeno certo che ottenga un indennizzo avvalendosi della legge 210 del ‘92, non solo perché il testo del 1992 si riferisce ai danni da vaccinazioni obbligatorie, poi, grazie ad alcune sentenze della Cassazione, esteso anche a quelle fortemente raccomandate ma soprattutto perché la procedura per il riconoscimento del rapporto causa/effetto è molto complessa. Pertanto se da un lato gli italiani, come tutti i cittadini europei, hanno contribuito a finanziare la ricerca e la realizzazione dei vaccini anti Covid (prodotti non profit).

Le aziende successivamente hanno poi brevettato i vaccini che pertanto cesseranno di essere non profit. Nel frattempo, pochi mesi prima che i vaccini venissero distribuiti, è stata cambiata la clausola sulle polizze assicurative. Grazie all’espressione “senza scopo di lucro” lo Stato italiano non ci assicura più durante l’attuale periodo di sperimentazione.

Pertanto è da chiedersi quali tutele esistono per chi sta partecipando a una sperimentazione su larga scala come quella in corso?
Dato che le aziende hanno brevettato i loro vaccini significa anche che lo Stato ripristina di default l’assicurazione per chi sta partecipando alla campagna vaccinale? Abbiamo altresì appreso che al momento della stipula dei contratti con l’Unione europea, le aziende produttrici di vaccini hanno chiesto e ottenuto di essere esonerate dalle richieste di indennizzo per eventuali danni.

Sappiamo che i medici e il personale sanitario reclutati per vaccinare, incentivati dal bando Arcuri hanno ottenuto uno “scudo penale”. Per Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) lo scudo è da ritenersi insufficiente perché, in caso di denunce, il vaccinatore non è esentato dal processo penale.

C’è chi invece ritiene che lo statuto sulla responsabilità dei professionisti sia comunque una garanzia per i medici. Insomma, stando così le cose, si capisce che gli eventuali danni da vaccinazione sono tutti a carico di chi riceve il vaccino. E che, chi firma il consenso informato, accetta di far parte in una sperimentazione (senza polizza).

Al momento è incomprensibile da spiegare come vi possa essere un obbligo ad aderire a una sperimentazione e contestualmente la pretesa di un’adesione libera e informata, come prevede il consenso informato. Libera non può essere, se vi è costrizione o ricatto. Informata non può essere se non si è conclusa la sperimentazione.

Ma non è ancora tutto. Il modulo del consenso informato, inoltrato dal Ministero, è, come da avvertenza dello stesso, “immodificabile”. Sempre nell’articolo di Gioia Locali si legge che il dott. Sinesio afferma che si tratta di un documento che se irregolarmente o incompletamente formato, risulta invalido e passibile di autonoma azione risarcitoria.

A tal proposito e in supporto a quanto predetto, Filippo Anelli (presidente della Federazione dei medici Fnomceo) afferma che “Il consenso informato è un atto medico a garanzia dei diritti di ciascuno”. Laddove è carente “ricade sulla responsabilità professionale e vi è il dovere di risarcire un doppio danno, alla salute e all’autodeterminazione del paziente”.



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