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Riformare la scuola



Oggi come oggi la laurea è diventata il nuovo diploma. Senza la laurea trovare lavoro diventa molto più difficile. O forse no!? Molte però le aziende che hanno invalidato questo principio, rilanciando il tema della formazione specifica e valida quanto una laurea. 

Quello di cui c’è bisogno oggi sono le competenze, non il titolo di studio, perché spesso i due attributi non sono allineati. Nel mondo informatico, dell’intelligenza artificiale eccetera, è questo che serve. Io ho una figlia laureata e attualmente è impiegata in Germania.

Si parla da tempo che l istruzione in Italia è ingessata!?  Certo è che, in un mondo che cambia velocemente, i percorsi di formazione classici (pluriennali) faticano a star dietro al tasso di aggiornamento delle tecnologie. Chi  studia in ingegneria o informatica all’università quando entra in azienda deve apprendere nuovi contenuti e metodologie di cui non aveva mai saputo prima. Le aziende assumono professionisti con competenze specifiche, e spesso avanzano una formazione interna.

Basti pensare all’industria automobilistica. Le auto di oggi sono talmente diverse rispetto al passato che ormai non servono più gli ingegneri meccanici ed elettronici, ma qualcuno che sappia entrambe le cose. Molte aziende hanno introdotto percorsi post laurea dove insegnano con proprio personale docente d’ imprese, per crearsi le loro professioni. L’università, insomma, oggi fatica a essere performante rispetto ai bisogni e alla cultura del mondo esterno. Oggi ci si laurea e ci si trova scombinati nel mondo del lavoro. È inevitabile che l’università declini, perché è ingessata.

Per stare al passo con l’evolversi del panorama lavorativo si rendono necessari percorsi post diploma/laurea alla formazione tecnica adeguatamente qualificata per poter accedere nel mondo del lavoro. Energetica, mobilità sostenibile, tecnologie, beni culturali, informazione, sono questi i canali formativi che trovano riscontro occupazionale. Oggi la telematica offre si molto di più in termini di strumenti di lavoro, ma senza dimenticare le necessità di fare attività sul campo, soprattutto in certi settori. Chi pensa di continuare a fare lo stesso lavoro sbaglia di grosso. E’ pertanto necessario riformare il rapporto scuola-lavoro in modo dinamico e capace di preparare al passaggio all’università e al mondo del lavoro.

Dobbiamo quindi pensare all’università come un modo più sicuro di trovare lavoro?
Potrebbe anche essere in mancanza di alternative. Piuttosto che ritrovarsi completamente spaesati, vale allora la pena di proseguire gli studi. Certamente la laurea rispetto al diploma è molto più premiante. Nei prossimi anni nasceranno nuove professioni e impieghi sostituiti da robot e intelligenze artificiali. Insomma, l’università può non ignorare la sfida di Google. L’università italiana è ancora un’eccellenza, ma è il modello formativo universitario che dobbiamo cambiare. La proliferazione dei settori disciplinari è stata spinta dalla fame di cattedre e di posti. Serve uscire da questo meccanismo e ragionare in termini di competenze invece di creare competizione fra atenei. La descrizione del corso di laurea dovrà riguardare le competenze quando si esce. Perché chi ti assume alla fine vuol sapere se hai competenze necessarie.



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