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Primo Maggio: c è ben poco da festeggiare


Nel pieno di emergenza sanitaria e disoccupazione dopo il 25 aprile (Festa della Liberazione) arriva la celebrazione del Primo Maggio. 

Sul viso delle persone noto più i timori che le speranze in memoria a quei lavoratori che per anni hanno saputo rappresentare e hanno lottato per garantire a tutti la più ampia possibilità di vivere liberi, salvaguardando diritti e dignità, prima di cedere il passo a egoismi e indifferenze.

Oggi come oggi ci accorgiamo che c’è ben poco da festeggiare: donne sempre discriminate, sia a livello di incarichi che di remunerazione. Per non dire di quando saranno sbloccati i licenziamenti e ci sarà una nuova ondata di disoccupati. In uno stato in cui il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione e tutti, ma proprio tutti si riempiono la bocca di “politiche per il lavoro e la famiglia”. I giovani devono spesso adattarsi a lavori precari e sottopagati. Sbeffeggiati da più governi che ci ha visti allungare il periodo lavorativo, allontanando quello della pensione senza una garanzia occupazionale per i giovani. Senza una linea guida e in assenza di vere riforme quali la Scuola/Lavoro.

Tutte chiacchiere che non portano a niente, aggravate ancor più dalla grave emergenza causata dalla pandemia e dalla mancanza di serie politiche a sostegno dell’occupazione e della dignità del lavoro. Prendiamo ad esempio i Rider (si intende il fattorino addetto alla consegna a domicilio) prigionieri delle app per consegnare pasti a pochi euro all’ora, o ammazzarsi di lavoro per consegnare pacchi all’impazzata lavorando a cottimo senza nemmeno il tempo di andare in bagno. Come anche quello dello “smart working” quando a chiederlo erano lavoratori per lo più donne che si dovevano far carico di cura anziani o crescita bambini, si trovavano spesso davanti dinieghi. Noterete come ora questo modo di lavorare sia comunemente accettato, forse perché conviene anche alle imprese. E a chi potrebbe interessare se in una comune famiglia ci sono il padre disoccupato, mamma in “lavoro intelligente” e un paio di figli in didattica a distanza? Quanto è difficoltoso trovare equilibrio, avere a portata di mano più computer e una linea adeguata a sostenerne carico e costi.

Con chi prendersela se non con chi ci governa a prescindere dal colore politico. Invece di prendere decisioni chiare e imboccare strade precise e definite, preferiscono speculare e strumentalizzare una battaglia non più ideale e di merito ma tesa solo a trovare un avversario per racimolare qualche voto. Se non si riesce a dare la colpa all’avversario la si può sempre dare alla pandemia. Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento.



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