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Politica, partecipazione, bene comune


Sarà bene riflettere ai repentini cambiamenti ed evoluzioni in chi ci rappresenta in Parlamento e riferito all’attuale fase politica che per molti di noi risulta quasi naturale rifuggire (vuoi per le continue delusioni, vuoi per le solite soluzioni temporali).

Da ciò voglio invece discostarmi e concentrami invece su idee e decisioni sagge e soprattutto condivise e costruite insieme. Mi riferisco alla gestione della “cosa pubblica” che non può limitarsi al tecnicismo e/o alle logiche di mercato (anche se importanti) La gestione della “cosa pubblica” deve andare oltre.

Deve osare e arricchirsi di tutte quelle risorse, doti e preziosità che la specie umana ha avuto in dono e che riesce a realizzare nel pieno delle potenzialità solo mettendole a disposizione degli altri, condividendo e confrontandosi insieme nel rispetto di tutti e di ciascuno per costruire, non solo tecnicamente ma anche artisticamente nel senso più elevato del termine: il “vero bene comune”.

Sembrano frasi fatte ma se imparassimo a dare il giusto peso al significato delle cose che leggiamo, diciamo, facciamo, se imparassimo ad apprendere davvero, forse cominceremmo a non dare tutto per scontato e cominceremmo ad essere consapevoli del fatto che l’impegno politico, inteso come “arte del prendersi cura della cosa pubblica”, non è una cosa esclusiva di chi bene o male ci governa, ma è un impegno da cui NESSUN cittadino può sentirsi esonerato, o meglio, un impegno a cui istintivamente e naturalmente ciascuno di noi dovrebbe sentirsi partecipe.

I beni comuni, come ci ha insegnato Stefano Rodotà, sono “cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona”. Il mettersi insieme per un obiettivo comune che sia il bene di tutti si raggiunge facilmente solo con la voglia vera di collaborare per il bene di tutti e se anche non perfetta sicuramente armonica. Vorrei quindi condividere pienamente la frase di un noto scrittore e docente: ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica.

Sortirne da soli è avarizia. Un pensiero molto schietto che rende perfettamente l’idea quale sia l’autentica missione della politica vera. Credo che se davvero tutti arrivassimo ad associare la parola politica al concetto di condivisione per un comune intento, solo allora potremmo davvero sentirci parte attiva alla realizzazione e alla crescita condivisa del bene comune. Concludo col citare un testo di una canzone di Giorgio Gaber: la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.



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