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No all’esternalizzazione dei servizi nella pubblica amministrazione



Cosa si potrebbe fare per migliorare l’efficienza della nostra Pubblica amministrazione? Gli enti locali e le aziende sanitarie per molti anni hanno assicurato il funzionamento dei servizi pubblici direttamente, con proprio personale e mezzi propri. 

Con il blocco delle assunzioni e i limiti posti al costo del personale sono stati di fatto obbligati a superare questo tipo di gestione (cosi detta in economia) e ad affidare ad imprese esterne molti servizi, attribuendo loro rilevanza economica, con costi e qualità non sempre corrispondenti alle attese.

Tutto ciò attraverso un processo di esternalizzazione in base a un rapporto di tipo contrattuale, della produzione di servizi e attività strumentali del Comune quindi con concessione a terzi, creazione di aziende speciali, società miste a maggioranza pubblica, società miste a maggioranza privata, ecc.

Di fatto i costi sono stati trasferiti dai capitoli relativi al personale e all’acquisto di beni, a quelli relativi alle forniture di servizi. Ma è stata fatta una adeguata valutazione circa i costi e i risultati? E’ stata considerata la conseguente perdita dell’organizzazione, dei macchinari, delle competenze e professionalità?

Scelte discutibili quelle approvate da dirigenti e politici credendo di liberarsi di parte del lavoro, senza pensare magari ad organizzare e svolgere adeguati controlli sul rispetto dei contratti e con particolare riguardo alla qualità del servizio, favorendo le esternalizzazioni per aggirare i vincoli sulle assunzioni, pensando di poter intervenire sulle aziende per il reclutamento del personale.

Il risultato di tutto questo è stato che si è esternalizzato quasi tutto: dai servizi pubblici alla raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, al servizio idrico integrato, alla manutenzione dell’illuminazione stradale, alle mense scolastiche, alle potature, al taglio del verde ecc.) alle cose più elementari (fotocopiatura, predisposizione e spedizione corrispondenza, ecc.).

Così quando c’è da intervenire in un qualche dissesto stradale non basta chiamare il capo operaio (che aveva a disposizione mezzi e personale) come si faceva un tempo, ma occorre predisporre una gara. Ma le aziende sanitarie non sono da meno con l’affidamento all’esterno delle pulizie, del confezionamento del vitto per i pazienti e per la mensa del personale, assistenza infermieristica, manutenzione apparecchiature, ecc. I costi invece di abbassarsi vengono così aumentati notevolmente. Per constatarlo basterà  leggere i rendiconti e confrontarli con quelli degli anni passati. 

Ma i controlli interni saranno in grado di verificarne la corrrispondenza tra le prestazioni previste dal contratto di servizio e quelle effettivamente offerte? La maggioranza dei casi il controllo avviene con solo le fatture. Tutto questo ha generato rapporti con una miriade di ditte di vario tipo ed un innalzamento preoccupante del livello di corruzione percepita. Non è un caso che giornalmente appaiono sulla stampa notizie circa arresti in varie parti d’Italia per corruzioni specifiche in tema di appalti di servizi.

Non sarebbe forse opportuno allentare i vincoli posti sulle assunzioni da parte dei comuni e invertire la situazione verificando la possibilità di re-internalizzare per recuperare quella della crescita di professionalità ed un diverso rapporto con il cittadino che purtroppo si sono perdute con l’esternalizzazione!? Alcune Sentenze del Consiglio di Stato riaprono la porta alla possibilità per i Comuni di gestire direttamente i servizi ritenendo inverosimile che un ente di non eccessiva grandezza non possa gestire direttamente un servizio nel rispetto del principio dell’autonomia organizzativa. 

Sarebbe opportuno che il legislatore rivedesse questo aspetto di gestione, definendo anche in maniera chiara quali servizi possano essere affidati all’esterno e quali no, in quanto attività principale dell’Ente, onde evitare che anche funzioni amministrative come il controllo dei servizi esternalizzati siano affidate a terzi, con costi aggiuntivi.

Ad esempio le Province, quale Ente a livello costituzionale, potrebbero gestire in service tutti i servizi pubblici a rete e con più elevato contenuto tecnologico garantendo anche ai Comuni più piccoli un positivo salto di qualità, mentre gli altri servizi più elementari potrebbero essere svolti di nuovo direttamente dalle amministrazioni comunali con personale proprio e con un indubbio contenimento delle spese.

Viceversa potrebbero essere eliminati tutti gli enti intermedi e la gestione del tutto sarebbe senza dubbio più snella. Naturalmente andrebbero ridate alle Province quel ruolo di governance depauperate di finanziamenti dopo l'entrata in vigore della riforma Delrio. Ma il Governo vorrà scegliere questa strada o preferirà mantenere la situazione esistente che è fonte di così tanto lavoro per l’Autorità Nazionale Anti-corruzione, per la Magistratura e per le Forze dell’ordine?



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