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In una Mantova medievale perchè non aprire botteghe storiche? I turisti ne andrebbero pazzi ..



Dopo la chiusura di due luoghi simbolo come il negozio l’Albero (alimentari biologici ) ed il negozio di Via Verdi che fa capo all’ex vice-presidente dell’Unione e Commercio Carmen Zapparoli, il Comitato Civico Viva Mantova si interroga sul futuro di un centro storico che presenta, a detta di molti, molte criticità, tali da rendere sempre più difficile il tentativo di vivacizzarlo. 

Percorrendo i portici in una normale giornata lavorativa, i cartelli ‘affittasi’ non mancano, così come le serrande abbassate o le vetrine che si affacciano su interni completamente spogli. Con l’emergenza pandemica e la crisi energetica, gli ultimi anni sono deleteri per le attività commerciali ubicate nel centro storico. Le cause sono molteplici e sono riferibili a una molteplicità di fattori.

Tra questi, almeno per quanto riguarda la realtà locale, accanto alla recessione, possiamo annoverare il cambiamento delle abitudini dei consumatori indotto dalla massiccia crescita delle grandi strutture di distribuzione, lo spostamento di buona parte delle attività dal centro ad altri ritenuti più redditizi, ma soprattutto a causa del progressivo spopolamento anche se non sono mancate politiche di valorizzazione e animazione adeguate. Sta di fatto che ci troviamo ad assistere a una progressiva desertificazione commerciale e, purtroppo anche umana, del centro storico e quindi all’impoverimento sotto ogni profilo. Senza negozi “non c’è luce, non c’è socialità, non c’è bellezza”.

La crisi dei piccoli negozi a dir la verità di ricongiunge con altre realtà cittadine del paese ed ha assunto una dimensione non poco irrilevante; edicole, librerie, salumerie, piccoli alimentari, macellerie, calzolai, erboristerie, pescherie, pelletterie, negozi di abbigliamento, pasticcerie, fornai fanno sempre più fatica. Un’immagine di un territorio svuotato dove il mutamento si riflette oramai sul tessuto urbano, generando un effetto di desertificazione e di depauperamento accentuato dalla inarrestabile apertura di centri commerciali e di grande distribuzione che accrescono l’abbandono, il degrado ed un esasperato consumo di suolo. C’è chi potrà pensare che la chiusura dei piccoli ha avvantaggiato la grande distribuzione.. Il motivo è riconducibile non solo ad una questione di mercato, ma anche socio-demografica: la chiusura delle attività in città sta creando dei veri e propri deserti urbano-sociali, dove sarà più facile il prosperare di degrado e della micro criminalità.

Se aggiungiamo poi che in un non lontano futuro prossimo ci saranno sempre più anziani che non potranno prendere sempre la macchina per andare a fare la spesa!! Ma dobbiamo sottolineare che anche il commercio, per restare competitivo, deve aggiornarsi: al consumatore/visitatore va facilitata la conoscenza dei negozi più caratteristici, per storia, stile, artigianato, ecc. Il turismo è una risorsa assai importante ma occorre anche pensare ad un piano di sviluppo del commercio del vicinato a beneficio non solo del centro ma di tutti i quartieri della città che la concorrenza dei grandi centri commerciali rischiano di trasformare davvero in quartieri dormitorio. Una bottega che chiude non è solo una saracinesca abbassata in più, un’insegna che scompare. E’ un luogo d’incontro in meno, un posto in meno dove socializzare, sostare, scambiare due parole per stanare di casa nascoste solitudini. Nel loro piccolo, questi esercizi sono un pezzo d’identità della città e dei quartieri periferici. Insomma per farla breve botteghe e negozianti rappresentano un importante presidio sociale e anche di cura e sicurezza per chi vi vive attorno; per di più senza costi aggiuntivi per le esauste casse comunali. Insomma il negozio al dettaglio non è proprio... un dettaglio. Pertanto, come hanno saputo fare nel Trentino, riportiamo la nostra tradizione, le nostre usanze, la nostra cultura, i nostri prodotti ma anche innovazione per fare in modo non vengano a scomparire. Il fascino e l'autenticità dell'artigianato non perderanno mai appeal neppure nell'era digitale. Tutto ciò va fatto inventandosi qualche applicazione digitale (quali le APP) facilmente scaricabili su smartphone con il supporto di tutte le istituzioni e realtà contadine che insistono nel territorio mantovano.

Ricordiamo che ciò avviene già nelle città più turistiche. Poi c’è tutto il tema delle vendite on line, che può allargare il mercato per ogni singola attività. Tutte cose che vanno fatte, ma che nessuna piccola, ma anche media, attività può fare da sola. Ci vuole pertanto ben altro, e soprattutto investimenti importanti. Qui torna a nostro avviso il tema di un “piano industriale” per il turismo proiettato in una prospettiva di medio-lungo periodo che al momento manca di progettualità. L’Amministrazione Provinciale, può essere un valido aiuto e supporto alle varie realtà commerciali territoriali e circostanti. Non c è tempo da perdere.



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