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Alla ricerca dell’oasi perduta: la democrazia



Alla ricerca dell’oasi perduta. Le ultime elezioni sono un segno tangibile di una ricerca subconscia e di una stabilità ormai inesistente e con l’illusione di un cambiamento a buon rendere. Due i moventi inclini e consequenziali: la percezione di decadenza e della collera di un popolo privato da ogni autoritarismo e che non ha avuto il tempo di formarsi ai primi segnali di privazione culturale operata col ricatto morale della libertà e del benessere, che nel capitalismo ha favorito le speculazioni. 

Tale decadimento culturale e sociale insinuatosi gradualmente, fino alla piena consapevolezza di un peggioramento delle prospettive di vita rispetto al passato e grazie alla galoppante globalizzazione e al potere sconfinato indotto da Internet, ma di cui è venuta meno un’ adeguata formazione e sviluppo. Fonte degenerativa l’isterismo di massa che non si limita certo a inveire dietro la tastiera di un computer o un cellulare, ma che interagisce con azioni esplosive e contro il civile buonsenso.

Ecco quindi il nascere di movimenti negazionisti, nostalgici di dittature, complottisti, fanatici giustizialisti, salutisti ipocondriaci. E come poteva non mancare il perseguimento di un centrismo ancor più subdolo e paradossalmente ancor più malevolo (della serie non c è il due senza il tre ) e far riconoscere l’esistenza di un’altra posizione a loro contrapposta ma ugualmente valida. L’Obiettivo? Il riuscire a individuare una nuova fede a cui aggrapparsi per sentirsi nel giusto. La trascuratezza della cultura ha alimentato al pressapochismo e al profitto. Vorrei soltanto rammentare che la cultura non è solo un bene comune, ma una risorsa essenziale per la libera espressione che non può essere assoggettata alle logiche di mercato che nel tempo hanno costruito solo clientelismo e disuguaglianze. In questa aridità culturale intellettuali e politici di ogni sorta e di ogni specie e professione si sono dati appuntamento nei principali talk show per accreditarsi un posto in prima fila: avidi di snobismo, di retorica e rassegnazione, nessuno di loro ha mostrato sensi di colpa e, anzi, buona parte di essi si è reso protagonista per imprese culturali compiute in passato. Un nuovo linguaggio assurge in questo modello di società: il ringhiare, lo sbraitare, l’esasperare nel vittimismo, il negare l’evidenza e, il trasformare la contraddizione in abitudine. Ed ecco i politici compiacersi su nuovi strumenti di comunicazione quali FB, Twitter, TikTok seguendo un’illogica massificazione del linguaggio ma incapaci di formulare nuove idee e soprattutto di interessarsi ai reali problemi del territorio per non dire fieri di questa loro incoscienza ingorda ma troppo distanti dal popolo per acculturarsi.

Arte e cultura stanno subendo un processo di delegittimazione inarrestabile. Il popolo non è ignorante, anche se si vorrebbe renderlo tale e sotto attacco della confusione e della superficialità. La gente vive costantemente in una massificazione indistinta con la complicità della burocrazia e l’omertà fatta di snobismi accademici da salotto e imposti dal mainstream mediatico.

Ma a prescindere, tra frasi fatte sui social network e guru motivazionali, tra ignoranti che disseminano l’odio e, politici che aspirano a diventare influencer mediatici, la cultura vivrà nel e per l’eternità. È sopravvissuta alla dittatura fascista e agli imbecilli, ai snobisti e agli ignoranti, e sopravviverà anche a questa delegittimazione orchestrata dall’incoscienza e io credo anche voluta per dividerci.

Giorgio Gaber nel lontano 1997 in una sua perfomance dal titolo “la democrazia” così recitava: “Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi, sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema, più democratico che ci sia. Dunque c'è, la democrazia, la dittatura, e basta. Solo due.

Credevo di più. La dittatura in Italia c’è stata, e chi l'ha vista sa cos'è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia. Io da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita” .. e per finire: “se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di destra. La dittatura di centro invece? Quella gli va bene. Auguri auguri!!



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