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Un nuovo modello di politiche attive nel Lavoro


Da mesi il Comitato Civico Viva Mantova sostiene che l’attuale emergenza sanitaria ha posto seri interrogativi sul futuro del mercato del lavoro e su quello delle politiche attive del lavoro con una adeguata formazione dei lavoratori adattando e riqualificando le loro competenze in base alle esigenze del mercato del Lavoro. 

E’ quanto mai urgente il riordino dell’intero settore a partire dalla governance, che deve essere unica e di diretta emanazione del Governo nazionale come del resto dovrebbe essere anche nel settore sanità. Difatti il titolo quinto della Costituzione assegna troppi compiti alle Regioni, tra cui anche quello delle politiche del lavoro spesso in conflitto tra di loro con il conseguente ricorso alla Corte Costituzionale e con grave danno alla collettività. Oltre gli Assessorati al Lavoro le competenze delle regioni si articolano nel territorio attraverso i Centri per l’Impiego ( ex uffici di collocamento ).

La nascita del reddito di cittadinanza e con esso la figura dei navigator in realtà non sono riusciti a operare efficacemente, anche in considerazione di una legge sbagliata che attribuiva a questo strumento non solo il contrasto alla povertà, ma anche quello dell’avviamento al lavoro, registrando da questo punto di vista un flop clamoroso. Insistono altresì altri soggetti privati che spesso intervengono nella complessa rete di coloro che si occupano di quella che oggi viene definita politica attiva per il lavoro. Sono quindi migliaia le persone occupate per trovare occasioni di lavoro che, troppo spesso però, hanno come unico obiettivo quello di mantenere la propria poltrona.

Per farla breve basterebbe dotare l’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro introdotta dal Jobs Act) della necessaria chiarezza nella mission e determinarne in modo preciso il rapporto ed il coordinamento tra i vari Enti pubblico e privato direttamente coinvolti. Sono molti i paesi europei quali la Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Olanda e paesi scandinavi che hanno rafforzato, trasformato o creato ex- novo agenzie nazionali delle politiche attive con un sistema centrale di agenzia che presiede, coordina e indirizza le attività del territorio con un percorso molto più breve della via Crucis a cui sono costretti a sottostare i nostri giovani e i nostri disoccupati e cassaintegrati.

Sburocratizzare le procedure e affidare la complessa macchina gestionale a un unico Ente che avesse capacità operative più agili, restituendo all’apparato ministeriale le funzioni più propriamente di indirizzo politico. In pratica, come se in Italia l’Inps cedesse ad Anpal il ramo di attività che gestisce la cassa integrazione.

Abbiamo tutti gli strumenti e le risorse (implementate con il Next Generation EU) per intervenire efficacemente in materia di prevenzione della disoccupazione, ma per farlo bisogna valorizzare gli strumenti che oggi esistono, dando a ciascuno il ruolo di competenza, a partire dall’Agenzia Nazionale che deve avere effettivamente il ruolo di coordinare, indirizzare e promuovere le attività sul territorio.



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